
“Termoli custodisce “per misteriosa disposizione della provvidenza
di Dio” il sacro deposito, ”quanto mai prezioso” del
venerato corpo di San Timoteo.
Discepolo prediletto di San Paolo, un santo importante alla pari di San
Matteo di Salerno, Sant’Andrea di Amalfi e San Marco di Venezia,
discepoli anch’essi di San Paolo.
Termoli, per la storia che conosciamo, non è, e non era importante
come Amalfi, Salerno e Venezia.
E’ risaputo che il Corpo intero del Santo Martire Apostolo di San
Paolo è giunto misteriosamente, in epoca remota, a Termoli.
Tutti quelli che hanno scritto e svolto ricerche sul nostro Co-protettore
fanno intendere che il Santo sia arrivato a Termoli portato da qualche
cavaliere al rientro dalla IV Crociata ma non vanno oltre.
Solo Mons. Biagio D’Agostino nel suo “Termoli e la Diocesi”
cap. XII da pag. 377 a 421) si sbilancia un po’, ponendo un’ipotesi
tutta da verificare, ma che mi stimola a fare ricerche ulteriori per venire
a capo di un mistero, che se risolto, potrebbe far luce su com’era
lo scenario nella Civitas Taermularum nel periodo dalla IV Crociata 1202
– 1204 d.C..
Nei primi anni settanta, Raffello D’Andrea, noto per la sua spiccata
predisposizione per la poesia dialettale, compone un canto contemporaneo,
con versione in lingua madre, dal titolo “Oliviero da Termoli alla
IV Crociata e Il Corpo di San Timoteo trafugato a Costantinopoli”.
Nei suoi versi racconta una storia, per certi versi intrigante, però
così esordisce nei primi versi:
Pei fatti antichi sempre ti rimane
come dentro una nuvola il pensiero,
che la verità ti sfugge tra le mani.
Detto per detto, che ti sembra ieri,
da padre a figlio si racconta e dice,
e sono storie di santi e cavalieri.
Chi più chi meno mette una cornice
e, quand’arriva in ultimo, a la fine
diventa pallone anche il cece.
Sul Conte Oliviero da Termoli vedrete che lo scetticismo verrà
facilmente superato ora che scopriremo le testimonianze custodite nella
storia, testimonianze chiare e irrefutabili, così le definisce
Biagio D’Agostino, sulla autenticità delle Reliquie e sul
come siano arrivate da Costantinopoli nella nostra città.
Di città doveva trattarsi a mio modesto avviso, Termoli, pur non
avendo un grande territorio, la sua prestigiosa posizione, che ancora
oggi ne beneficia chi ci abita, era certamente la prerogativa anche di
quei tempi. Ora devo obbligatoriamente tracciare una mappa del viaggio
di San Timoteo non da vivo, bensì dopo la morte avvenuta nel 104
d.C. ad Efeso.
Infatti, dopo appena due secoli dalla Sua morte, il corpo intero del Santo
fu trasportato da un corteo di migliaia di Cristiani a Costantinopoli,
che nel frattempo era divenuta capitale dell’Impero.
Denominata per i suoi fasti “Novella Roma”, ma che mancava
di quei tesori che erano i Sacri Corpi dei Martiri, l’Imperatore
Costanzo avvalendosi dei suoi poteri fece trasportare tante reliquie e
nel nostro caso il Santo Timoteo fu trasportato insieme a Sant’Andrea,
fratello di San Pietro da Patrasso e all’Evangelista San Luca dell’Acaia.
Successivamente scopriamo, da una nota di un alto funzionario bizantino
che descrisse il sacro altare di Cristo che custodiva i tre Venerabili
nella Basilica dei dodici Apostoli nell’anno 1203 d.C., che le reliquie
rimasero sotto il Sacro Altare fino alla fine della IV Crociata nel 1204
d.C. ed è questo l’evento eccezionale cui fa cenno il D’Agostino
quando dice della scomparsa del corpo santo.
Non è difficile deduzione che gli eventi mondiali della IV Crociata
coinvolsero le nostre coste e che la nostra città, allora facente
parte del Ducato di Benevento, vantava il suo Conte che prese parte al
sacco di Costantinopoli insieme ad altri cavalieri del Ducato di cui i
nomi e le provenienze sono già state citate e che nel 1205 al ritorno
dalla Terra Santa portarono con se il sacro corpo a Termoli.
“Possiamo immaginare gli onori ricevuti dal Cavaliere della
Croce al suo ritorno da Costantinopoli che donando le Sacre Spoglie del
Santo e parte del tesoro trafugato, contribuisce in modo sostanzioso alla
ricostruzione e all’ammodernamento, insieme agli Svevi, della cinta
muraria, delle torri, del Castello che assunse più o meno la stessa
struttura di quella attuale e soprattutto contribuì affinchè
Alfano da Termoli fece la sua opera che oggi nonostante le vicissitudini
si presenta in tutta la sua magnificenza: la Cattedrale.”