Finora neppure l’Etimologia ci aiuta a capire le origini della
nostra città.
L’Arcidiacono Tommaso da Termoli che fu Vescovo della Diocesi di
Guardialfiera dal 10 dicembre 1404 consacrato dal Papa Innocenzo VIII
fa derivare in nome Termoli sia dalle tre torri: Castello Svevo, Torre
Belvedere e Torre Tornola; che da alcune terme che la decorano. “Sunt
qui tres moles, sunt qui urbi balnea parva Tres moles formant urbem, termaeque
decorant parvae, quod mavis tu tibi lector labe litterulas variat variata
in nomine origo”
F. Ughelli nel suo manoscritto ”Italia Sacra”
1717 Storia dei Vescovi delle diocesi italiane scrive: Termulana Civitas,
è così chiamata perchè “quasi terminus
Apuliae dicta, in regione Frentanorum, hodie in Provincia Capitanata ad
mare posita est”(Nella regione Frentana, quasi al confine
con la Puglia, oggi sul mare nella Capitanata. Viene posta). “Quasi
al confine” in effetti Termoli non ha mai fatto da confine
tra l’Apulia e la Frentania o il Contado Molisano bensì il
Frontone (oggi Fortore) viene da sempre citato come confine. Il quasi
confine non credo possa far derivare il nome di una città.
L’ipotesi di A.M. Rocchia espressa nel suo manoscritto dell’800
dal titolo “Cronistoria di Guglionesi e delle traslazioni
di S.Adamo” dice: “Una questione è
certa, nel territorio di Termoli vi era una Interamnia Frentanorum dove
si svolgevano notevoli ed importanti traffici marittimi, per cui questo
porto doveva avere un’importanza strategica per i commerci via mare”.
L’Abate Giambattista Pollidori agli inizi del 1700 pensò
che, in base a ciò che era riportato su una epigrafe da lui personalmente
visionata e trascritta, oltre che di una Interamnia Praettutiana, oggi
Teramo, esistesse anche una Interamnia Frentanorum nella quale si deve
riconoscere la nostra città, che si trova tra il fiume Biferno
e il Sinarca.
Anche Berlingieri nella sua geografia scrive: “Termola è
quella la quale ora si crede Interamnia: ove delle idee Platone scripse,
quali Aristotil nol concede, et Buba, et Trinio fiume qui si pone, et
Guasto e, quel che per Istonio scripsi”(Libro 3 apud Pollidori
Interamnia ms.).
Il Perrella anche riconosce l’Interamnia Frentanorum come Termoli,
a parte se Platone venne o meno a scrivere il suo Libro delle Idee sulle
nostre assolate spiagge, nella sua Monografia del Porto e della Cattedrale
di Termoli.
SS.EE. Mons. G. De Rubertis Vescovo di Termoli dal 1827 al 1845 fa derivare
Termoli da Termolantes che nel vocabolario medioevale significa “Confini
delle terre della Chiesa” e infatti i primi tenutari della
nostra città furono i Monaci di Montecassino. Proprio a questo
periodo fa riferimento il monaco Cassinese Leone Ostiense nelle sue “Cronache
di Montecassino” che riporta una donazione fatta al monastero
di una tenuta termolese. Questo è anche il primo documento ufficiale
datato 817 dove compare il nome della nostra città. Naturalmente
anche questa rimane una congettura. Quante città avrebbero questo
nome “Termolantes” solo perché poste
a confine di proprietà di monasteri?
Un’altra ipotesi, forse quella meno fantasiosa, ma non supportata
dalla documentazione e dalla logica è quella che vuole che Termoli
derivi da Terme.
Pur avendo la certezza sull’esistenza di terme nella zona di Rio
Vivo, proprio perché visionate direttamente da testimoni molto
attendibili come Luigi Ragni e il Vescovo D’Agostino, e delle terme
di Rio Vivo ne parlavano anche i miei nonni, dobbiamo constatare che mai
città prese nome da una, chiamiamola così “attività
turistica o salutare”, infatti nasce prima la città
con il suo nome e poi l’aggiunta di terme, come ad esempio Montecatini
Terme, Terme di Caracalla, Terme di Riccione, Abano Terme Salsomaggiore
Terme ecc… .
Lorenzo Pignorio descrivedo il terremoto avvenuto a Termoli il 30 luglio
del 1625/27 scrisse: “… dello scaturire all’improvviso
di grandi quantità di acque termali derivanti da vene sotterranee
e il gran numero di scaturigini di acqua calda …”.
Per avvalorare la propria tesi (la stessa che porta Termoli a provenire
da Terme) non ci pensa due volte a citare un epigramma di Marziale riportato
nel libro VII n° 42 “ETRUSCI UNISI THERMULIS LAVARIS –
ILLOTUS MORIERIS, OPPIANE …” Anche il Menna, Arciprete termolese
e membro dell’Accademia Reale di Napoli, cita questo distico asserendo
che questi versi si riferissero alla nostra città. Se questo fosse
vero avremmo risolto l’enigma sulla provenienza del nome Termoli,
ma purtroppo Marziale scrivendo quei versi non si riferiva a Termoli;
infatti traducendo correttamente l’epigramma si desume che il poeta
invita Oppiano sì a bagnarsi nelle piccole THERMULIS, ma non quelle
di Termoli, bensì quelle di Claudio Etrusco, che sorgevano dall’altra
parte dell’Italia, precisamente alla periferia di Roma dove sia
Oppiano che Marziale vivevano. Ora voglio farvi conoscere cosa ha detto
il Ragni a proposito di questa clamorosa gaffe, a pag. 8 del suo “Origini
di Termoli” : “Come centri Termoli in questo
epigramma io non giungo a comprendere. Quei signori che hanno riportato
il citato distico, o non hanno letto Marziale o non l’hanno saputo
interpretare , oppure hanno voluto defraudare la buona fede dei lettori”.