
Il XIII secolo risulterà senza dubbio un secolo importante di crescita
sin dal 1202, cioè da quando il Conte Oliviero da Termoli ed altri
baroni della Frentania si unirono ai Crociati passati a reclutare cavalieri,
si armarono e si imbarcarono alla riconquista di Costantinopoli.
Il Della Marra ci riporta l’elenco dei cavalieri della zona che
capeggiati dal Conte Oliviero presero parte alla IV Crociata: Roberto
Marra per Castiglione, Roberto Della Rocca per Ripalta, Montemitro e Palata,
il Conte Ugone per Guardialfiera, Riccardi Monticelli per San Felice,
Matteo per Campomarino, Riccardo di Raul per Acqua Borrana e Castel di
Gionata, Orerisio per Morrone e Casacalenda, Manfredi figlio di Ugone
per Lupara e Castebottaccio, Riccardo Borrello per Bisaccia, Montenero
e Borrello, Pietro per Casalanguida ed infine il Conte Oliviero da Termoli.
Nella storia marittima del Medioevo la IV Crociata è da ricordare
per l’impressionante flotta che la repubblica di Venezia seppe riunire,
da sola, per trasportare le truppe combattenti. “Venezia, la regina
dell’Adriatico mare” come sarà chiamata più
tardi, fornì e attrezzò con propri mezzi 1.200 navi, che
imbarcarono 4.500 cavalli, 9.000 Cavalieri e Palafrenieri, nonché
20.000 fanti, con provviste sufficienti a nutrire tutti i soldati per
oltre due mesi. L’Ammiraglio che guidò la grandiosa flotta
fu Enrico Dandolo che aveva l’ordine di reclutare cavalieri lungo
la costa Adriatica. (Enciclopedia della navigazioe “Ships and Sea”
Gotegorg Svezia)
Si racconta che i tre Crociati furono fatti entrare nella rocca Termolese
e alla presenza del Vescovo Alferio furono ascoltati :
“Siamo Cavalieri di Bonifacio II Duca del Monferrato e siamo in
avanscoperta.
Le nostre navi sono a largo, la flotta si riunirà a Brindisi dove
inizierà la IV Crociata alla conquista di Costantinopoli.
Stiamo reclutando giovani coraggiosi e gente d’armi per affrontare
gli infedeli in Terra Santa.
Da Gerusalemme e da Costantinopoli è giunta a noi una dolorosa
notizia: I Turchi, gente tanto diversa da noi, popolo lontano da Dio,
ha invaso le terre Cristiane, le ha devastate con il ferro , con il saccheggio
e con l fuoco e ne ha in parte condotti prigionieri gli abitanti nel proprio
paese, parte ne ha uccisi con miserevole strage, e le chiese di Dio o
le ha distrutte alle fondamenta o le ha adibite a culto della propria
religione.
A chi dunque incombe il peso della riconquista, se non a voi che avete
gloria nelle armi, grandezza d’animo, agilità di membra?
Vi sproni il Santo Sepolcro del Signore Salvatore nostro, che è
in mano di una gente immonda, e i luoghi santi che adesso sono da loro
vergognosamente posseduti e insozzati.
Prendete la via del Santo Sepolcro, strappate quella terra a quella gente
scellerata e sottomettetela a voi; essa fu data da Dio , in essa come
dice la Bibbia scorrono latte e miele”.
Dio lo vuole (DEUS LO VOLT) diceva Pietro L’Eremita il frate d’Amiens,
e il simbolo della Croce Rossa su fondo bianco fu data a coloro che avrebbero
preso parte alla guerra santa. Gli animi erano in preda a tale entusiasmo
che i mariti abbandonavano le mogli, il padre il figlio, non v’era
vincoli di cuore che li trattenesse a prendere la Croce; D’Andrea
nei suoi “Cenni Storici” 1929 continua: “Vedo, adunque,
l’antica cittadella, la Torre di Termoli, e risento l’eco
del giuramento che, in atto di salpare vi presentavano le schiere Crociate;
e scorgo l’anima generosa e balda di Oliviero da Termoli, guardare
ansiosa l’onore e la gloria , e immolare con coraggio affetti e
piaceri, comodi e sostanze, per correre contro ostacoli ingenti, e, nel
nome di Dio e della Chiesa, dare la vita con la radiosa visione del Gran
Sepolcro liberato.