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L'Aspro

La congettura di L. Anelli: “l’antico popolo termolese prima del grande evento, abitava l’antica Buca…”.
In zona circoscritta e ben individuata, già leggende popolari volevano che in quel posto sorgesse l’antica Buca. A tali leggende oggi dobbiamo aggiungere ritrovamenti incredibili per la gran parte effettuati dai pescatori della zona, quelli che vanno sull’Aspro sia con reti da impiccio e parametri che con bombole e fucile.
Proprio con un giovane conoscitore della scogliera ho discorso molto sui reperti ripescati. Pensate, sono tantissimi e tanti ancora ve ne sono. Centinaia di anfore, alcune delle quali contenenti ancora la mercanzia, naturalmente pietrificata. Ma questa mercanzia, sarebbe dovuta partire da quel posto? Oppure era appena arrivata? Oppure era soltanto di passaggio?
Cerchiamo di rispondere per prima a questa ultima domanda. Era soltanto di passaggio se i ritrovamenti fossero stati soltanto di natura mercantile, ma analizzando l’altro materiale si presentano anche tegoloni, parti di capitelli o di portali, fregi e pezzi di colonne e poi ancora piatti, vasi, ceramiche e chissà quant’altro.
Molti di questi reperti sono in custodia nelle case dei pescatori che li hanno ritrovati - sembra con il consenso delle istituzioni - molti altri sono chissà dove, magari ad ornare androni di case e di locali commerciali della zona.
Quante navi sarebbero affondate nelle tranquille acque circostanti?
A tutto quello che si è rinvenuto si va ad aggiungere che ad appena sei o sette metri di profondità tra pareti di roccia naturale, che il tempo, il mare e le correnti hanno trasformato, si delinea ancora una sorta di strada principale tra due file di palazzi radicati ed incastrati nella scogliera. Questo è il quadro sintetico del giovane sub: Secondo lui doveva essere un porto, anche grande, dove arrivavano e partivano navi con mercanzie per l’oriente. Perlustrando la zona si ha la sensazione di non essere in un posto naturale, bensì in un posto dove l’uomo ci ha già vissuto, anche se ricoperta e mimetizzata dalla flora marina la scogliera ha un che di squadrato, delle parti livellate si contrastano con pareti a due o tre metri di altezza e poi di nuovo giù a 5 o 6 metri.
La certezza che nel luogo esistesse una città con tanto di porto ci proviene da alcune foto ad infrarossi fatte dall’alto e divulgate da Filippo Di Donato “Indagini sull’esistenza di una città sommersa … 1977” che fanno intravedere un’ unica struttura rettangolare con un angolo che esce dal mare e tocca la spiaggia. Sembra, ma di questo non sono certo, che esiste anche una foto satellitare più recente che fa intravedere questo tracciato. Allora possiamo unire questi primi tasselli e la logica viene fuori da sola: “C’era una città con il porto. A due chilometri verso garbino una necropoli con corredi tombali della stessa epoca dei ritrovamenti sottomarini, tracce di ville sparse sulle dolci colline circostanti della Difesa Grande e del Colle dell’Eremita con ritrovamenti di cose sempre appartenenti alla stessa epoca”.
Ma allora è Buca? No, non può essere questa città. La scarsa cultura geografica dell’epoca non ci aiuta molto, anzi ci distrae e ci fa tornare spesso sui nostri passi; infatti c’è ancora più confusione tra Strabone e Raimondi, tra Mommsen e Ragni, e ancora tra Tolomeo e Berlingieri, ma sicuramente Buca si trovava più a Nord tra Ortona e Usconium, forse attuale Punta della Penna. Anche questo da verificare.